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Mi chiamo Vittorio Nicola. Mi sono laureato in Medicina e Chirurgia a Torino nel 1978.
Il mio interesse per la Psichiatria, la Psicologia e la Psicoanalisi mi ha accompagnato per tutta la durata degli studi universitari.
Dopo la laurea ho iniziato un lungo tirocinio nell'area "psi": training psicanalitico, corsi di psicoterapia, psicodiagnosi, ipnosi, medicina psicosomatica, ho lavorato per anni in ambulatori e cliniche psichiatriche in Italia ed all'estero, sia pubblici che privati.
Dal 1995, anno in cui è stata introdotta, sono iscritto all'elenco dei medici riconosciuti all'esercizio della psicoterapia presso l'Ordine dei medici della provincia di Torino.
Nel mio cammino professionale e formativo sono entrato in contatto con terapeuti delle più svariate scuole, cercando sempre di comprendere l'essenza di ogni singolo approccio, indipendentemente da chi lo applicava.
Ho conosciuto terapeuti molto validi e preparati e tecniche d'intervento sicuramente efficaci, eppure avevo sempre l'impressione che mancasse qualche cosa, che si poteva fare di più per il paziente, capirlo meglio, aiutarlo in modo più efficace.
Poi incontrai Wilhelm Reich, o meglio, il suo lavoro.
Avevo trovato l'elemento mancante.
Finalmente un autore che prendeva in considerazione l'"Economia della Libido". Questo è un termine che serve ad indicare l'aspetto quantitativo, energetico, dei processi psichici. Già considerato dallo stesso Freud, non era stato, successivamente, più sviluppato perché tutto l'interesse teorico-clinico si era incentrato su altri aspetti quali quello dinamico e quello genetico-strutturale.
Ma era proprio l'aspetto "quantitativo" alla base della sofferenza.
Una struttura nevrotica (corazzata) impedisce ad un organismo di funzionare in modo naturale, questo è assolutamente vero, ma il sintomo si manifesta, o meglio, si produce, solamente quando la struttura patologica non riesce più ad imbrigliare l'energia contenuta in essa.
Sulla genesi della corazza rimando ad altre sezione del sito; quello che qui mi preme sottolineare è che l'approccio sviluppato da Reich consente una "lettura" completa dei sintomi e della struttura da cui questi scaturiscono e, quindi, si può parlare a ragione di un approccio terapeutico "globale".
Così, mentre l'aspetto verbale della terapia ne testimonia il retaggio psicoanalitico, il lavoro sul corpo, che non è mai disgiunto dal primo, è quell'elemento in più che ha consentito di fondare il processo terapeutico su basi realmente biologiche.
La dicotomia psiche-soma ha trovato, con la scoperta dell'energia orgonica organismica, l'elemento unificatore e l'intima comprensione dell'identità funzionale fra la corazza somatica e quella psichica consente al terapeuta di non tralasciare alcun elemento essenziale per il processo terapeutico.
Così, nel 1985, iniziai il mio training formativo in orgonoterapia presso l'American College of Orgonomy (ACO), a Princeton, New Jersey. U.S.A.
Per concludere, mi preme sottolineare quanto sia importante, anzi essenziale, la motivazione sia ad iniziare che a continuare la terapia da parte del paziente. Neppure l'orgonoterapia è una panacea in grado di risolvere magicamente tutti i problemi, richiede determinazione e coraggio e nessuno, quanto un orogonoterapeuta, sa che al paziente bisogna concedere tutto il tempo necessario per consentire alla sua struttura rigida e bloccata di ri-espandersi, di funzionare secondo natura, di ri-acquisire quella naturale fiducia in sé stessi e quella dimenticata gioia di vivere che saranno l'ineguagliabile ricompensa per chi, nonostante tutti gli ostacoli, aveva conservato la speranza di poter vivere una vita migliore.
Sarò lieto di poter rispondere a quanti mi vorranno sottoporre i loro problemi, dubbi o semplicemente le loro curiosità sugli argomenti trattati da questo sito.
Grazie
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