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IL MONDO CORAZZATO
ARTICOLI DI CASI CLINICI, TRATTI DAL JOURNAL OF ORGONOMY
CONTATTI

MIGLIORAMENTO SINTOMATOLOGICO CON IL “PRONTO SOCCORSO ORGONOMICO”

Dr. Morton HERSKOWITZ
The Journal of Orgonomy,1, Num. 1&2, 1968

Il semplice fatto che i disturbi emozionali sono la causa diretta della maggior parte della sintomatologia clinica è, ora, generalmente accettato dalla parte più intelligente del mondo medico. Quelli di noi che praticano l'orgonomia, vedono ogni giorno, sempre più chiaramente, che, in aggiunta a quelle malattie che la psichiatria classica ha etichettato come “psicosomatiche”, è difficile trovare uno stato patologico che non presenti un correlato emozionale, con l'eccezione di quelle condizioni che risultano direttamente da un trauma fisico, da infestazioni e contagi; e, nel caso del contagio, i fattori emozionali non vanno esclusi, in quanto correlati con i livelli di resistenza fisica.
In orgonomia il paziente viene visto come un organismo in flusso energetico, ed i sintomi come i segni d'interruzione di questo flusso. Il blocco del flusso rappresenta l'effetto della corazza, che è, allo stesso tempo, un processo emozionale e psicologico. Nel tentativo di alleviare il paziente dai suoi penosi sintomi, la corazza viene attaccata ed il flusso ripristinato.
Poiché la corazza è presente in tutti i livelli della struttura, così lo sono i sintomi fisici. Un sintomo può essere il risultato di un corazzamento superficiale. Allora, un tale sintomo, cede facilmente all'attacco terapeutico, e la cura appare come “miracolosa”. D'altro canto, il sintomo può essere il risultato di un profondo corazzamento della struttura. Prima che un tale sintomo ceda, il consistente attacco orgono-terapeutico di tutti gli strati più superficiali deve essere portato a termine, ed a volte si tratta di anni di terapia.
E' possibile migliorare i sintomi anche gravi senza coinvolgere la struttura caratteriale in modo significativo.
D'altra parte è anche possibile che il paziente debba essere sottoposto ad un'estensiva e radicale ristrutturazione del carattere prima che il sintomi ceda al trattamento. Oppure, è possibile un miglioramento sintomatologico temporaneo e facile da ottenere, ma fino a che la sottostante struttura rimane intatta, il paziente si ri-corazza, con l'inevitabile ritorno dei sintomi. La profondità a cui la terapia deve giungere deve essere determinata su una base strettamente individuale.
Certamente ci sono anche dei fallimenti terapeutici. Per alcuni pazienti, il percepire l'ansia è così doloroso da superare il disagio indotto dal sintomo, e la motivazione cade. In altri casi, le limitazioni del terapeuta, dovuti a mancanza di consapevolezza (insight), o ad altre limitazioni umane, preclude la strada al successo terapeutico. Ma questi sono fallimenti dovuti alla struttura personale del terapeuta, e non al metodo.
Una parola sui sintomi in generale. Quando un paziente viene in terapia con una diagnosi ben confermata di ileite regionale, è già stata eseguita una resezione dell'intestino ed un'altra resezione è in procinto di essere, a sua volta, eseguita, perché l'esame radiologico ha evidenziato un restringimento del margine dell'anastomosi, non c'è alcun dubbio che ci troviamo in presenza di un sintomo. Quando la terapia riduce il dolore ed allevia la diarrea, al punto da rendere l'intervento chirurgico non più necessario, non ci può essere alcun dubbio sul suo successo sintomatologico. D'altra parte, quando un paziente in terapia (orgonomica, n.d.r.) scopre di non potere stimolare il riflesso del vomito, nonostante un'intensa stimolazione, e che una volta abolito il blocco questo gli è possibile, egli non lo considera come il miglioramento di un sintomo. Quando, dopo diversi mesi in cui l'energia scorreva libera in un torace che prima era irrigidito, una paziente nota un considerevole incremento delle sue mammelle e può esserne deliziata, ma è inverosimile credere che il suo medico di famiglia avesse considerato il suo piccolo seno un sintomo di qualsivoglia disturbo.
Allo scopo di illustrare come l'approccio orgonomico è in grado di procurare un sollievo sintomatico rapido ed efficace, prendiamo, ora, in considerazione alcuni casi clinici particolarmente illustrativi.
Una paziente di 36 anni venne in terapia per depressione, scoppi di pianto, difficoltà digestive ed anoressia. I sintomi erano presenti da un mese. La paziente aveva avuto un episodio depressivo nove anni prima, quando il marito era sotto le armi. Raccontò, inoltre, di aver smesso di discutere con la gente. Sul lettino appariva assente e rassegnata. Non c'era nessun movimento spontaneo, e lei non chiedeva altro che di essere lasciata in pace. Era molto corazzata in gola, nelle spalle e nel torace.
Nel tentativo di raggiungere le emozioni represse nella sua gola irrigidita, fu chiesto alla paziente di gridare. Ella rispose emettendo un soffocato piagnucolio, anche quando tentava di fare del suo meglio.
Talvolta, quando c'è corazzamento di segmenti muscolari contigui, l'espressione simultanea di atteggiamenti repressi in entrambi i segmenti, facilita una risposta più completa da quella che si potrebbe ottenere se ogni segmento fosse attaccato separatamente. Pertanto, allo scopo di poter superare il blocco presente nella muscolatura spastica della gola, alla paziente venne chiesto di gridare e di colpire il lettino contemporaneamente. In questo modo lei riuscì a lasciarsi andare un poco di più ed a gridare più forte.
Alla seconda visita, una settimana dopo, la paziente presentava un netto miglioramento. Lei mi raccontò di aver pianto continuamente per due giorni, dopo la seduta, e che il suo appetito ed il suo umore erano migliorati. Sul lettino, in quella seduta, si comportò in modo più intenso e coinvolto. Colpiva e gridava con vigore, e non era più meno reticente nell'esprimere quelle emozioni.
Una settimana dopo, alla sua terza seduta, mi disse di sentirsi “perfettamente bene”, e chiese di terminare la terapia. Il medico che me la aveva inviata e che l'aveva conosciuta durante la sua precedente depressione, pensava di avere assistito ad un “miracolo”.
Un miglioramento così rapido si può verificare solamente quando la corazza è superficiale e non è cronica. Ad ogni modo, una corazza leggera può produrre sintomi dolorosi ed invalidanti quanto quelli indotti da una corazza profonda e cronica. Per questo la rimozione di una corazza superficiale è, talvolta, accompagnata da un grande miglioramento di sintomi, per il paziente, fortemente invalidanti.
Una paziente di 28 anni venne in terapia lamentandosi di dolori addominali che erano stati diagnosticati, dopo esame radiologico, come pilorospasmo. Soffriva, inoltre, di palpitazioni cardiache. I suoi disturbi intestinali duravano da tre anni. La sua vita sessuale era “soddisfacenti” fino all'inizio dei sintomi gastro-intestinali, mentre adesso il suo desiderio era molto ridotto. Del resto ci teneva a sottolineare che il suo matrimonio era molto soddisfacente.
Sul lettino appariva emaciata; teneva il collo rigido, le sue estremità erano fredde, parlava a bassa voce ed era del tutto incapace a gridare, assumendo un'espressione desolata, con la bocca spalancata e la gola serrata. A causa dell'ovvio blocco espressivo del segmento della gola e poiché la muscolatura superficiale del collo era tesa e dura, il primo attacco venne portato all'area cervicale. La muscolatura spastica venne pizzicata in modo fermo e ripetuto, ma lei sopportava questi attacchi dolorosi, trasalendo appena, all'inizio. Con la continuazione dello stimolo, comunque, lei, gradualmente, cedette, emettendo un pianto debole e soffocato, che migliorò quando il suo torace si rilassò. Con i suoi, ora, liberi movimenti del torace, avvertì una forte fame.
Durante le sei settimane successive lei rispose a quegli stimoli all'inizio piagnucolando: “Ora mi sto arrabbiando, non mi piace essere messa sotto pressione”, e poi piangendo. Migliorando progressivamente la capacità di piangere, le divenne più facile emettere espressioni ostili quali strillare e ringhiare. Talvolta era in grado di coinvolgere le spalle e le braccia nelle sue dimostrazioni di ostilità, dando sfogo alla sua voglia di colpire, graffiare e gridare. Tutto questo segnò la fine dei suoi sintomi fisici più evidenti.
Al termine delle vacanze estive la paziente mi inviò uno scritto, del quale riporto una parte;

L'estate progrediva, ed io pure, ma ora mi trovavo di fronte ad una situazione strana e del tutto inaspettata. F. (suo marito), mi ha detto che se continuassi la terapia lo farei solo per gioco, e ne sembrava convinto. La gente ha delle strane idee su cosa sia il divertimento, non è vero? Certamente mio sento molto meglio dello scorso anno, ma di sicuro non abbastanza da smettere. [La paziente prosegue sottolineando i suoi piani per lavorare in modo da potersi pagare la terapia.] Quello che è realmente bello è che senza quella poca terapia che ho avuto, non avrei avuto l'energia o il coraggio di iniziare a lavorare. Il senso dell'umorismo è scappato da F.

La paziente successiva è una trentacinquenne che lamenta dolore alle mani ed alle ginocchia da sedici anni, ed alla bassa schiena da otto. La prima visita avvenne con la paziente allettata. Le sue spalle, gomiti, cosce, ginocchia, piedi e spina dorsale, particolarmente le aree cervicale e lombo-sacrale, erano molto tese al tocco e doloranti al movimento. La paziente era, inoltre, molto ansiosa.
Era presente una storia di febbre reumatica nell'infanzia, anche se non erano stati riscontrati murmuri cardiaci. All'età di diciannove anni aveva avuto una pielite, e, dopo di questa, erano iniziati i dolori articolari. Essi iniziarono alle mani ed alle ginocchia, coinvolgendo la spina dorsale dopo il parto di suo figlio. La paziente era sempre stata sessualmente frigida e con dei grossi problemi nei rapporti sessuali. Sul lettino stava molto rigida, tenendo le gambe e le braccia strettamente incrociate. Con le mani pizzicava e graffiava continuamente il lenzuolo e, nella sala d'attesa, lavorava a maglia in continuazione.
Le radiografie della colonna vertebrale, delle mani e delle ginocchia rivelavano quanto segue:
osteoartrosi ipertrofica minima coinvolgente C 5 e 6, D 8, 9 e 10 e L 3 e 4 ed entrambe le articolazioni sacro iliache. Non fu riscontrata alcuna evidenza di artrite a carico di spalle, ginocchia e mani .era presente un dubbio leggero restringimento della metà mesiale delle articolazioni di ambedue le ginocchia.
Alla prima seduta, la si rese consapevole di come tenesse rigido il collo e della rigidità della sua espressione, in particolare della mandibola. Un tentativo di muoverle la mandibola incontrò una tenace resistenza; una volta che la ebbe aperta esercitò la stessa resistenza per combattere il movimento di chiusura della stessa. La ripetizione di questa manovra fu sufficiente ad indurle, momentaneamente, il pianto. A questo seguì il trattamento della sua irrigidita muscolatura cervicale, che venne compressa intensamente, e questo indusse un pianto liberatorio, a cui fece seguito il rilassamento del torace.
Nelle settimane successive la paziente riuscì a fare smorfie di rabbia, a mordere e ruggire, utilizzando la muscolatura della faccia, che fino ad allora era rigida. Colpiva il lettino dapprima, chiaramente, solo per accontentarmi, ma in seguito infuse all'azione l'energia della sua ostilità latente, e braccia e spalle si muovevano liberamente nel picchiare con rabbia. Perfino quando la paziente imparò a colpire con relativa libertà., avvertiva una forte ansia quando provava a graffiare. Anche questo aspetto fu, col tempo, superato, e lei fu in grado di graffiare intensamente e con gratificazione.
Alla fine di ogni seduta c'era un evidente miglioramento sintomatologico, ma, dopo un giorno o due, il dolore ritornava. Ad ogni modo, dopo la sesta seduta, la paziente riferì di essere stata libera dal dolore per tutta la settimana.
La paziente è ancora incapace ad esprimere al sua rabbia, se non in modo superficiale. Ogni volta che la si incoraggiava ad esprimere in modo più completo, coinvolgendo anche l'espressione di rabbia negli occhi, provava subito ansia. Durante le settimane successive questa difficoltà fu superata. Al raggiungimento della quindicesima seduta la paziente aveva sperimentato un completo sollievo dal dolore da alcune settimane, ed, inoltre, aveva dato prova di poter affermare sé stessa nelle situazioni sociali.
Una esame radiografico dimostrò che, nonostante fosse libera da sintomi, radiologicamente non si evidenziavano modifiche significative. Fu dimessa dalla terapia, con la raccomandazione di tornare qualora i dolori articolari fossero ricomparsi. In una lettera, sette mesi dopo la fine della terapia, la paziente scrisse:
Ed ora veniamo ai miei dolori articolari – non mi hanno più dato alcun problema. L'unico dolore che avverto è alla spina dorsale, e si verifica solamente quando mi altero particolarmente. Quando mi calmo il dolore sparisce. Non mi sono più fatta fare della radiografie. Le può, forse, interessare saper che sono aumentata di cinque chili, il mio peso era di 53 kg. Ed ora è di 58. Un'altra paziente di 35 anni venne in terapia a causa di sintomi gastro-intestinali, insorti da cinque anni. Si lamentava di dolori addominali bassi, che si verificavano ogni mattino, iniziando al risveglio e che duravano fino a mezzogiorno. Nel tentativo di darle sollievo dal suo disturbo, che stava ormai durando da anni, diversi chirurghi le avevano praticato ooforectomie a destra e a sinistra, colecistectomia e appenicectomia. In più occasioni era stata diagnosticata come dipendente dagli analgesici. Aveva, comunque, scoperto che ogni qualvolta piangeva il dolore migliorava considerevolmente, ma questo avveniva di rado. Nella sua infanzia era stata punita severamente quando piangeva, ed ora le risultava difficile arrivare fino al punto di piangere.
Era una donna triste, con un'evidente corazza nei segmenti cervicale, diaframmatico ed addominale. Sul lettino aveva la tendenza a rannicchiarsi ed a dondolare da un lato all'altro. Un attacco alla sua corazza cervicale, accompagnato da strilla e pianto, portò un sollievo immediato al dolore addominale, ed aprì la porta ad un'ondata di lamentele nei confronti della madre. L'essere andata così lontano, però, la mise di fronte a nuove difficoltà, perché ora doveva affrontare la sua sensazione di agire in modo “non rispettoso”. Il suo credo religioso (era cattolica) e al sua coscienza sociale erano disturbate dalla rivoluzione che si stava radicando in lei. Tutto questo fu affrontato attraverso discussioni pazienti e razionali.
Una volta che il suo senso di colpa verso la madre si alleviò, la paziente poté dare voce all'insoddisfazione nei confronti del marito. I suoi problemi coniugali furono discussi a lungo ed in profondità.
Dopo quattro sedute, la paziente era stata libera da sintomi per un'intera settimana, e, contravvenendo al mio consiglio, cancellò gli appuntamenti successivi. Rimase libera dal dolore per un mese: poi, di fronte a difficoltà coniugali, ricadde nei suoi vecchi sintomi, e ritornò in terapia.
Quando la rividi, dopo un intervallo di due mesi, era presente un pesante corazzamento del collo e del tronco, e la paziente soffriva molto per il dolore, che l'aveva ridotta in uno stato miserabile. Tentativi di allentare la corazza ebbero successo in tre sedute. Esprimendo la rabbia la frustrazione e la rabbia congelata nella corazza del collo e del torace, portò al rilassamento graduale della muscolatura di quelle aree ed alla liberazione dell'energia. Ad ogni modo, la paziente fu d'accordo nel continuare la sua terapia fino a giungere ad uno stato di ristrutturazione che potesse fornire una ragionevole garanzia contro un pesante ricorazzamento.
Una paziente di 37 anni venne in terapia, lamentandosi di attacchi di asma bronchiale, che duravano da quando aveva diciannove anni. Era stata trattata, fino dall'inizio, con terapia medica, ma ne aveva beneficiato solo nel senso di un sollievo temporaneo nel corso degli singoli attacchi.
La paziente aveva un aspetto smunto ed emaciato, appariva contratta in tutto il corpo, ma in modo più marcato nelle aree cervicale ed interscapolare. Era l'unica figlia non sposata della sua famiglia, e, di conseguenza, il fardello della cura e dell'accudimento dei genitori ricadeva su di lei. I genitori la rinfacciavano il fatto di non essersi sposata, ma mettevano in atto tutta una serie di sottili ostacoli tutte le volte che un uomo si mostrava interessato a lei. Ogni volta che cercava di ribellarsi, loro le facevano pesare i sacrifici che avevano dovuto sopportare per lei – il denaro speso per medici e medicine, ecc.
Durante la prima visita ebbe un attacco asmatico, e resistette agli intensi attacchi ai muscoli delle spalle e della regione inter-scapolare che le portai. Successivamente, quando cominciò a cedere al pianto, la situazione peggiorò, ma quando il pianto divenne più libero, l'attacco, gradualmente, migliorò fino a scomparire, con grande sorpresa della paziente. Lei, successivamente, riferì che tutte le volte che, durante un attacco d'asma, riusciva a piangere liberamente, gli spasmi bronchiali scomparivano. Se, invece, il pianto era, in qualche modo bloccato, i sintomi ricomparivano.
Con il procedere del trattamento, la paziente divenne consapevole che la funzione ultima della sua corazza era quella di difesa dalle sensazioni sessuali. Non importava con quanto impegno lei provasse a concedersi una maggiore intimità con gli uomini, la barriera della sua corazza non le permetteva che relazioni frigide. Questa difficoltà fu superata dal graduale allentamento della sua corazza dei segmenti inferiori. La paziente si innamorò, sperimentò la più calda relazione della sua vita ed, infine, si sposò. La terapia terminò subito dopo. A tutt'oggi, dopo anni, è rimasta libera da attacchi d'asma
La terapia sintomatica in orgonomia, è stata esposta con alcuni esempi. Tutto ciò che non rientra nel trattamento intensivo viene visto come un compromesso. Tale atteggiamento non è realistico. In effetti, noi dobbiamo condurre la terapia “completa” secondo circostanze che vedono costantemente dei compromessi. Siamo forzati a scendere a compromessi con atteggiamenti sessuali sorpassati, con genitori di bambini ed adolescenti che sono rigidi, nevrotici, ecc. La chiave della gestione dei compromessi giace nell'attitudine con cui questo vengono affrontati. Se un orgonomista si dedicasse solamente al trattamento del globus, certamente scenderebbe a compromessi con sé stesso e con la scienza dell'orgonomia, ma se, d'altra parte, solleva un paziente dai sintomi del globus e lo dimette perché, diciamo, questi non è in grado di affrontare una terapia più estesa e profonda, così facendo non sarebbe sceso a compromessi né con la sua coscienza né con il metodo. Nel trattamento di un sintomo, finché il terapeuta è costantemente consapevole che la corazza è correlata nella profondità con l'inibizione orgastica e tratta il paziente in accordo con tale consapevolezza, egli gli rende un servizio che, altrimenti, non sarebbe non sarebbe possibile con nessun altro metodo. Incrementando, inoltre, il suo bagaglio di conoscenza, e dimostrando la validità del concetto orgonomico di malattia.



UN CASO DI MISTICISMO

Dott. A. Nelson
The Journal of Orgonomy, vol.8/2, nov. 1974

Il misticismo, come è stato descritto da Reich (1), significa la “trasformazione delle impressioni sensoriali e delle sensazioni d'organo in entità soprannaturali ed irreali”.
Questo avviene a causa delle distorsioni di tali impressioni e sensazioni prodotte dalla presenza della corazza, che funziona come un “muro di separazione fra eccitazione e sensazione”. L'emergere di queste sensazioni, quando si verifica, induce alla percezione patologica di “poteri sovrannaturali” che vengono, essenzialmente, proiettati ed attribuiti a forza esterne al corpo. Il mistico rimane immobilizzato nell'assoluto. L'assoluto è intangibile. Tutto questo porta ad una frustrante strada senza uscita.
Successivamente (2), l'analisi di Reich si approfondì, portandolo a sostenere che “la funzione che in un organismo funzionante naturalmente è soddisfatta dall'orgasmo nella superimposizione sessuale, riappare, nell'organismo corazzato, sotto forma del principio del Nirvana o dell'idea mistica di salvezza. L'organismo religioso, corazzato, lo esprime direttamente, vorrebbe: “liberare la sua anima dalla carne”. L'”anima”, cioè l'eccitazione orgonotica; la “carne”, il tessuto imprigionante. Da ciò si può dedurre, con sicurezza, che molti percorsi mistici sono determinati dalla brama orgastica. Nella vita non corazzata, come fra le popolazioni primitive, la percezione della natura è dominata dall'animismo piuttosto dal misticismo. L'animismo viene modellato in base alle esperienze sensoriali obiettive dell'individuo, piuttosto che in base ad una distorsione delle sensazioni ( come avviene nel misticismo) e tali percezioni soggettive vengono, poi, proiettate ed attribuite a forze esterne. Sappiamo, ora, grazie a Reich, che queste sensazioni organiche non sono altro che la percezione del movimento dell'energia orgonica del corpo. L'animista la proietta, ingenuamente, ma mantiene una base di realtà, mentre il mistico le proietta perché non riesce a sopportarle.

Il caso che segue illustra quanto a lungo un individuo può usare il misticismo come una difesa nevrotica.

La paziente, sig.ra O, è una casalinga di 38 anni, con una educazione universitaria, che iniziò la sua terapia con me all'età di 36 anni, dopo un'esperienza di analisi junghiana, in cui erano iniziate ad emergere emozioni che lei non riusciva a gestire ( sopratutto rabbia), mentre l'analista non le offriva una risposta adeguata. Altre ragioni che l'avevano indotta a consultarmi erano: insoddisfazione sessuale ( molto raramente aveva un climax), depressione e numerosi disturbi fisici che la medicina ortodossa non era stata in grado di curare. Da molti anni soffriva di attacchi di emicrania. Il primo episodio lo aveva avuto a sedici anni. Iniziò con una emianopsia, a cui seguì dolore alla testa. Non si ricordava di altri attacchi fino all'età di 27 anni, quando iniziarono a presentarsi, anche se in modo irregolare. Era evidente una relazione con lo stress e, ad un livello più profondo e meno apparente, con rabbia trattenuta. Consultò un “naturopata” che le disse che presentava carenza di vitamine A e C e di calcio. Lei corresse queste deficienze, ma le cefalee continuavano, durando un giorno o due. Successivamente andò da un medico che le prescrisse un composto all'ergotamina che avrebbe potuto avere un effetto abortivo sulla cefalea, se preso in tempo.
La paziente presentava anche una storia di faringite cronica, con gonfiore ai linfonodi cervicali ed, inoltre, un severo dolore al cingolo scapolare che le causava limitazione al movimento ed un marcato disagio. Eera presente anche costipazione cronica e, più recentemente, colite mucosa in situazioni stressanti. All'inizio della terapia era appena ritornata da un viaggio in Europa, dove si era sottoposta a trattamento con agopuntura per il dolore alla spalla, ma, dopo un miglioramento iniziale il dolore era tornato.
La paziente è la secondogenita (ha una sorella maggiore e due fratelli minori) di una famiglia della media borghesia del sud. I quattro figli nacquero a tre anni di distanza l'uno dall'altro. Il padre era un patriarca rigido e perfezionista, che non tollerava espressioni emotive. La paziente ricordava che, quando i figli si comportavano “male” lui alzava la voce e loro si zittivano, o, quando lei piangeva lui si arrabbiava molto e diceva cose del tipo – adesso basta signorina!-. O. ricorda, inoltre, una volta di quando era molto piccola, che i genitori la portarono ad una festa e la lasciarono sola in una stanza da letto del piano superiore, e lei gridava spaventata dall'ambiente estraneo e voleva stare con loro. “Non mi davo pace e piangevo così forte che mio padre mi portò nella stanza da bagno e mi colpì sulla faccia con un asciugamano umido finché non smisi, per poi rifarlo non appena ricominciavo. Lui era un tipo cerebrale e si aspettava che i suoi figli eccellessero in quello che facevano. Per quanto riguarda la paziente, i suoi sforzi non erano mai sufficienti per ottenere l'approvazione paterna, accentuando il suo senso di inadeguatezza ed inferiorità che le hanno condizionato tutta la vita.
La paziente ricorda di essersi sempre sentita non amata, non voluta, rifiutata e stupida, perché nulla di quello che faceva andava bene. Venivano accettati solamente un comportamento perfetto ed una performance perfetta. “Mi ricordo la sensazione di non riuscire ad ottenere la sua (paterna) approvazione, non facevo abbastanza, non mi rivelavo mai all'altezza, lo deludevo sempre”. “Era come se mia madre fosse sempre arrabbiata con me, non mi voleva intorno, non voleva che interferissi con i suoi impegni, non voleva che le creassi dei problemi”.
“Mi sentivo non voluta e non amata. Iniziai ad avere paura a stare da sola. Quando avevo meno di cinque anni mia madre mi lasciava dormire da sola, mentre lei si intratteneva con papà nella stanza attigua. Mi svegliavo da sola ed ero terrorizzata, pensando che non sarebbe mai più tornata indietro. Mia sorella maggiore era a scuola”.
La paziente ricorda giochi sessuali con altri bambini, all'età di sei anni. A dieci, quando i giochi si erano fatti più intensi e venne scoperta, si sentì molto in colpa. Non c'è storia di masturbazione. Quando O. iniziò ad uscire con i ragazzi ed a praticare il ”petting”, a tredici anni, si verificavano, a volte, intense sensazioni fisiche, ma i sensi di colpa le impedivano di raggiungere al rapporto completo. Infine, quando lo ebbe, con l'uomo che, poi, avrebbe sposato, ne fu delusa. Raramente raggiungeva il climax. Si sottoponeva al rapporto sessuale per compiacere il marito e per trarne affetto – che per lei non era mai abbastanza e non riusciva a capacitarsi perché gli uomini non possono “baciare ed accarezzare per ore, senza che questo debba condurre al sesso”. O. si sposò a 21 anni, dopo il college, ed ebbe due figli.
Subito dopo il matrimonio iniziò la sua odissea nei mari del misticismo. Quella che segue è una lista di massima della sua ricerca in quest'area: ipnosi regressiva, spiritualismo (“Ero interessata a contattare gli spiriti dei morti e ad avere esperienze medianiche”), chiaroveggenza, diverse esperienze religiose tradizionali (“Stavo ricercando una Chiesa o una religione che fosse in armonia con le mie conoscenze scientifiche e che, inoltre, comprendesse della musica e dei rituali che potessero soddisfare le sensazioni che erano dentro di me”), Buddismo, Zen, Sumeria (una scuola di occultismo che insegna a praticare una sorta di psicologia occulta), numerologia, Tarocchi, Cabala (linguaggio simbolico), poteri supersensoriali, astrologia esoterica, magia (sviluppo dei poteri mentali), visualizzazione creativa, meditazione, divinazione (profetizzare), magia sessuale e Yoga. A tutto questo O. aggiunse – “Ero, inoltre, molto interessata alla lettura della mano, alla ricerca sulla reincarnazione e alla magia bianca. Ben presto mi scelsi un guru o maestro spirituale, di cui divenni schiava e che, frequentemente, mi sottoponeva a meditazioni rituali per cinque ore di fila; tutto questo durò per un anno e mezzo. Poi seguirono: Teosofia, Taoismo, Hinduismo, Rosacrocianesimo, Scientologia, parapsicologia e Antroposofia. Successivamente subentrò un interesse per l'esperienza psichedelica, ma non ebbe mai il coraggio di assumere droghe. Ancora, si unì all'ordine dei Traci (pseudonimo) (Enfasi sulla storia spirituale dell'umanità e lo stato attuale dell'evoluzione spirituale, sviluppo del potere mentale creativo e miglioramento spirituale). “Diventai cattolica perché mi piacevano i canti, i rituali e le sensazioni che provavo in chiesa. Sono affascinata dalla ricerca sulle onde alfa, dalla psicocinesi, dalla fotografia Kirlian, dalle scoperte psicologiche, ecc. Continuai i miei studi sulla metafisica e su argomenti filosofici, ma questa volta con enfasi sulla psicologia e gli aspetti psicologici di questi insegnamenti. Poi mi avvicinai a Jung.
Il suo rivolgersi alla psicoterapia fu causata da un evento traumatico, una grave delusione dal suo guru, che lei scoprì essere un imbroglione. Questo le causò un intenso stato si dolore e di ansia, che somatizzò, almeno in parte, con un'esacerbazione della sua emicrania ed una colite acuta. Uno psichiatra che consultò le raccomandò un aiuto professionale.
L'esame biofisico rivelò una donna piacevole, di media altezza, snella, ben sviluppata, con un viso espressivo, aperto, anche se un poco teso. C'era una qualità seduttiva, sensuale, in lei. Le emozioni erano labili e facilmente scatenabili. Era presente una corazza molto leggera, a parte un blocco in gola da moderato a severo e della corazza pelvica. Talvolta i suo occhi tendevano ad andare “fuori contatto”. Fu fatta una diagnosi di isteria con blocco orale.
La terapia iniziò con la respirazione profonda,, e l'attenzione si focalizzò sui primi tre segmenti, facendole compiere degli ampi movimenti con gli occhi e invitandola a vocalizzare (emettere dei sospiri). Il torace era piuttosto libero, ma il blocco in gola era evidente, con frequenti tentativi di schiarirsela e una certa raucedine nel suono. Inoltre, erano presenti senso di soffocamento e tosse quando strillava. La rabbia era incoraggiata quando la si faceva gridare, mentre colpiva il divano. Questo portò alla luce molta ansia sottostante e, poi, un profondo senso di infelicità e di abbandono. “Perché non mi amate?”, gridava in un modo penoso, ai suoi genitori. Rivisse molte volte queste sensazioni della sua infanzia. In tali occasioni il dolore alle spalle peggiorava. Curiosamente, non c'era presenza di corazza palpabile, quale causa del dolore – forse era profonda e non poteva essere raggiunta dalla palpazione. Queste sedute erano accompagnate da molte lamentele per la mancanza d'affetto presente nella sua vita attuale. La Sig.ra O. diventava, talvolta, scoraggiata ed abbattuta, sentendo che non poteva soddisfare le aspettative di nessuno. A questo seguiva molto pianto ed auto-commiserazione. Al di sotto di tutto questo era presente una grande quantità di rabbia, solo leggermente velata, che facevo venire fuori facendola mordere uno straccio e graffiare il lenzuolo. Così facendo diventava furiosa ed investiva i genitori di un'immensa rabbia. Questo si ripeté molte volte. La Sig.ra O., frequentemente, lasciava queste sedute scossa e tremante e bisognosa di rassicurazioni.
La terapia, fino a questo momento, era durata quaranta sedute. La paziente era ancora profondamente coinvolta da molti dei suoi studi e percorsi mistici. Da un punto di vista dinamico iniziò ad apparire chiaro che uno dei motivi inconsci dei suoi studi mistici era la sua apparente ricerca dell'assoluto; essere perfetta agli occhi dei suoi genitori. A questo punto mi fece delle domande su specifici incidenti della sua infanzia, che potevano corrispondere alle molteplici sensazioni che stavano emergendo nella sua terapia. Si chiedeva come mai le memorie associate erano assenti. Inoltre, stava diventando impaziente a causa della lunghezza della terapia e sessualmente era frustrata come sempre.
Sperando di rendere più spedita la terapia, la sig.ra O. mi rivelò, a questo punto, che aveva trovato un terapeuta che poteva portare alla luce memorie precoci molto specifiche e che, in aggiunta alla sua terapia con me, questo avrebbe potuto affrettare il processo. Tale terapia derivava da Scientology, si focalizzava sui sintomi attuali del pazienti e incoraggiava la rievocazione di memoria del passato, concomitanti con i sintomi sperimentati nel presente (ad es. depressione).
La mia risposta fu che non era necessario rammemorare memorie specifiche; di solito queste avvengono solo quando sono, in qualche modo, significative; che il fare contemporaneamente le due terapie, in concorrenza l'uno con l'altra, era una fuga dalla sua terapia attuale. Questo mio intervento non sortì nessun effetto: la sig.ra O. lasciò la terapia.
A quel punto, poiché la paziente aveva sentito di dover abbandonare la terapia, presi in considerazione la possibilità di un transfert negativo latente. Finora la reazione transferale di O. era stata duplice: da un lato c'era un forte transfert positivo ed era attratta da me, ma ero anche una figura esigente, proprio come suo padre. Mi aspettavo troppo. Lei non poteva soddisfare tali aspettative e questo la faceva stare male. In retrospettiva, appare possibile che io non le abbia suscitato abbastanza rabbia, e che la causa del suo abbandono della terapia era da attribuirsi a questo transfert negativo latente irrisolto, in aggiunta alla sua dinamica isterica di “fuga”. Tre mesi dopo ricevetti una telefonata da lei, in cui mi diceva, in modo molto emozionale e tra le lacrime, che aveva ottenuto molto poco dalla sua nuova terapia e voleva ritornare. Aveva, in effetti, avuto delle memorie del passato che, a loro volta, avevano portato in superficie delle sensazioni che non aveva potuto esprimere in terapia, mentre i suoi sintomi fisici – le cefalee, il dolore alla spalla ed il mal di gola – erano diventati più intensi.
Con la ripresa della terapia, la sig.ra O. apparve più coinvolta e più sincera di prima. Le precedenti tematiche tornarono a galla: sensazioni di non essere amata e trattata male, seguite da reazioni di estrema rabbia, in cui gridava, scalciava, picchiava,colpiva e (usando un asciugamano) mordeva a strangolava i suoi oppressori. Spesso si presentavano delle sensazioni di inadeguatezza. Piangeva e si disperava. Intervenni sul transfert negativo, facendole notare che si arrendeva troppo facilmente; era capace di fare di meglio. Glielo dissi con un velo di sarcasmo, e questo la fece infuriare. Mi disse che ero come suo padre, ma aggiunse che non le importava o, addirittura, non notava neppure i suoi modi di fare. “ Ah no?”, la stuzzicai. Si infuriò e gridò, a cui fece seguito un pianto leggero. Occasionalmente, accentuavo il mio agire provocatorio lavorando sui suoi muscoli intercostali, che faceva incrementare la sua rabbia. “Voi uomini siete tutti uguali”, si lamentava spesso. “Siamo degli animali spaventosi e pericolosi”, controbattevo, aggiungendo “Che cosa pensi di fare allora?”. Questo le scatenava ancora più rabbia, con successivo pianto a dirotto. Dopo dieci sedute su questo tenore, il suo dolore al cingolo scapolare iniziò a scemare, per poi scomparire, gradualmente, del tutto. Aveva raramente mal di testa, e non si lamentava più del suo cronico mal di gola. Intanto notai che il blocco alla gola migliorava ad ogni seduta, fino a che, anche questa, scomparve completamente. La invitai a indursi il riflesso del vomito quotidianamente a casa. Quando la gola si aprì, la sig.ra O. iniziò a provare nuove sensazioni.
Durante le dieci sedute successive, ad ogni profonda espirazione venivano avvertite delle correnti. A questo punto la paziente iniziò a comprendere le connessioni fra la sua rabbia trattenuta e molti dei suoi sintomi fisici. Durante sedute precedenti aveva sentito dolore alle spalle. Adesso, quando la rabbia era scatenata ed espressa, specialmente colpendo il materasso del lettino, il dolore spariva. Ci fu anche un cambiamento significativo nel suo atteggiamento rispetto alle sue ricerche mistiche. Spontaneamente mutò la sua enfasi dagli aspetti bizzarri e soprannaturali del misticismo, alle investigazioni sui valori morali ed etici della vita pratica. Attribuiva il suo precedente desiderio di ricerca ad uno sforzo per scappare dalla “dolorosa realtà”. Adesso si rendeva conto della connessione tra quello che aveva studiato e le sensazioni concrete di flusso energetico nel suo corpo, e desiderava, ora, investigare molte di queste aree sotto l'aspetto di fenomeni bioenergetici. Era,comunque, presente, ancora adesso una sfumatura mistica nelle sue ricerche. Lo “sviluppo” psichico era ancora molto sentito, sebbene sotto la forma, ora, di ricerca filosofica.
C'è ancora molto lavoro da fare sulla sua strada verso la salute, poiché la sua corazza pelvica deve ancora essere rimossa. A quel punto ci si potrà attendere che i sintomi fisici di costipazione e colite si risolvano. Inoltre, se la piena salute (potenza orgastica) sarà raggiunta, tutte le tracce rimanenti del suo misticismo, verosimilmente, svaniranno. Come Reich disse, “La potenza orgastica è incompatibile con il misticismo” (1).
E' stato presentato il caso di una paziente con una storia incredibile di molteplici percorsi mistici. Si potrebbe speculare che una corazza relativamente leggera consentiva ancora una certa percezione del flusso energetico, contro il quale lei si difendeva con fughe isteriche. Quest'ultime, associate al bisogno nevrotico di perfezione “assoluta” (l'ideale paterno), la guidavano verso la ricerca mistica. Rimane da vedere quali ulteriori cambiamenti si verificheranno, con l'avvicinarsi della paziente alla salute.


RIFERIMENTI
1. Reich W.: Etere, Dio e Diavolo
2. Reich W.: Superimposizione Cosmica